Per ogni agnello marchiato Igp macellato dal primo marzo al trenta aprile 2019 i pastori sardi riceveranno quest’anno 15 euro a capo. Ai circa sei euro del premio accoppiato che ricevono ogni anno si aggiungeranno altri 9 euro a capo grazie al Fondo per la Competitività delle filiere istituito con Decreto dal Governo per attenuare le perdite del settore agricolo a causa del Corona virus. Agli agnelli non Igp, nati, allevati e macellati in Italia, sempre per lo stesso periodo, andranno invece 6 euro a capo.

Dei 29,5 milioni totali per tutta Italia del Decreto, 7,5 andranno settore ovino, suddivisi nell’annualità 2020 – 2021: 3,5 nel 2020, 4 nel 2020. Che si vanno a sommare ai 2 milioni di euro del fondo indigenti, destinati per omogeneizzati di agnelli.

Dei 3,5 milioni del 2020, alla Sardegna andranno 1.600.000 destinati a 177.778 agnelli marchiati Igp macellati tra marzo e aprile 2019.

Complessivamente con l’accoppiato a luglio gli allevatori che certificano i propri agnelli Igp di Sardegna riceveranno 5.600.000 euro.

Agli agnelli sardi non Igp, invece andranno quest’anno circa 468mila euro destinati a 77.991 mila agnelli macellati tra il primo marzo e il 30 aprile 2019.

“E’ un intervento che abbiamo fortemente voluto come Consorzio – commenta il presidente del Contas Battista Cualbu – un intervento importante in un momento difficile per l’allevamento in cui si stanno registrando molte perdite, come del resto per tuti gli altri settori. Ci auguriamo adesso che questa misura sia estesa anche al settore caprino”.

“La premialità è riservata agli agnelli macellati tra marzo e aprile del 2019 ed è biennale – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzette – e si sommerà al premio accoppiato. Inoltre è esteso, nella misura di 6 euro a capo, anche agli agnelli non Igp, dove la condizione è che siano nati, allevati e macellati in Italia, per evitare di destinare fondi anche a quelli importati dall’estero”.

Il Corona Virus non può e non deve fermare i consumi alimentari dei nostri prodotti, specialmente quelli legati alla tradizione di questo periodo, per questo a Pasqua si può e si deve mangiare l’agnello.

Un prodotto che in media viene cucinato da 4,5 italiani su 10 proprio nel giorno di Pasqua, quando solitamente si ritrovano a consumarlo in famiglia. Certo quest’anno le lunghe tavolate non si potranno tenere, ma la tradizione potrà essere comunque rispettata grazie alla bontà delle carni d’agnello presenti sul mercato e alla tecnologia, che in questo periodo ci viene in soccorso facendoci sentire meno soli.

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A pensarla così è l’Assonapa (Associazione Nazionale della Pastorizia) insieme ai tre Consorzi di tutela dell’agnello Igp Italiani (di Sardegna, Abbacchio Romano e del Centro Italia) alla vigilia della Giornata Mondiale della Pastorizia che si terrà domani.

Nulla ci vieta infatti di acquistare questi prodotti, presenti sul mercato anche in piccole porzionature per assecondare il consumo di carne fresca anche da parte di persone sole o famiglie formate da due persone. Tutte le macellerie d’Italia inoltre offrono il servizio di consegna a domicilio, per cui come tutti i beni di consumo alimentare, è possibile avere direttamente a casa i tagli e le quantità desiderate.

Quello dell’agnello è un comparto importante per l’Italia, dal forte valore ambientale, sociale, economico, storico che coinvolge in tutto lo stivale ancora 60mila allevamenti nonostante nell’ultimo decennio il “gregge Italia” sia passato da 7,2 milioni di pecore a 6,2 milioni perdendo un milione di animali.

Pastorizia guardiana del nostro territorio, che si fregia del riconoscimento Unesco assegnato alla transumanza e di quello per il Pastoralismo, quest’ultimo in Sardegna grazie al canto a tenore (2008) espressione della tradizione pastorale.

“L’emergenza sanitaria ci impone quest’anno di stare da soli – dice il presidente di Assonapa e del Consorzio dell’agnello Igp di Sardegna Battista Cualbu – ma non per questo dobbiamo rinunciare né alla Santa Messa che possiamo seguire in tv o online ma neppure all’agnello e alla condivisione con gli amici e parenti attraverso un grande pranzo virtuale che ci unisce tutti grazie alle nuove tecnologie”.

La Pasqua rappresenta uno dei momenti più importanti per i pastori per la vendita degli agnelli insieme al Natale, ma il periodo di grave difficoltà per l’emergenza sanitaria in corso, potrebbe mettere a rischio, secondo le stime dei Consorzi di tutela, oltre 20 milioni di euro. In questo momento ci sono pronti 350 mila agnelli da latte e di questi 150mila sardi (100mila dei quali marchiati Igp di Sardegna), 25mila circa Abbacchio Romano Igp e 12mila Centro Italia Igp.

“Il valore aggiunto in questo momento è rappresentato dalla solidarietà reciproca – sostiene il presidente del Consorzio dell’Abbacchio Romano Igp, Natalino Talanas – insieme possiamo sconfiggere questo virus e insieme possiamo sostenere la nostra economia, a cominciare dal consumo di prodotti made in Italy, quindi anche dei nostri agnelli”.

“Assonapa e i tre consorzi sollecitano quindi una tempestiva campagna di promozione del consumo di prodotti made in Italy: sarebbe un aiuto concreto per l’economia pastorale – spiega il presidente del Consorzio di tutela dell’Agnello del Centro Italia, Virgilio Manini –. Occorre incentivare per Pasqua il consumo dell’agnello italiano, rispettando la nostra tradizione”.

E se le tavole non saranno affollate non per questo si deve rinunciare all’agnello che tra l’altro si può acquistare porzionato. “Grazie ai nuovi tagli non è necessario, soprattutto quest’anno – evidenzia Battista Cualbu – acquistare un agnello intero, ci sono diversi tagli e si può acquistare solo quello che serve. Inoltre grazie alle nuove tecnologie, e visto che dovremmo anche rinunciare soprattutto per pasquetta, alle gite in campagna e alle arrostite, si può, senza rinunciare alla qualità, scegliere anche l’agnello precotto, pronto con 20 minuti in forno”.

Mangia locale non è solo uno slogan ma un appello accorato per attenuare le grosse perdite al quale sta andando incontro la filiera dell’agnello sardo.

L’emergenza sanitaria del Coronavirus rischia di trascinare nel baratro le principali filiere della nostra economia agricola. Fra queste sicuramente quella dell’agnello che in vista della Pasqua rischia una ennesima perdita stimata dal Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp oltre 7 a livello regionale (20milioni di euro a livello nazionale).

“Siamo a ridosso di Pasqua, che insieme al Natale rappresenta il momento di maggior consumo dell’agnello – dice il presidente del Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp Battista Cualbu -. Attualmente sono pronti 350 mila agnelli da latte, 150mila dei quali Igp di Sardegna. Solo con l’aiuto di tutti possiamo scongiurare l’ennesima calamità per i pastori”.

Il Consorzio è attivo su più fronti.

“Stiamo chiedendo interventi straordinari ed immediati al Governo per promuovere misure di sostegno urgenti per l’agnello da latte italiano come l’ammasso privato ed un premio alla macellazione con regole trasparenti e condivise che tutelino allevatori e macellatori” evidenzia il presidente del Contas Battista Cualbu.

“Ma occorre anche attivare con urgenza una campagna di promozione per incentivare il consumo dell’agnello italiano all’insegna del claim: ‘Salva le tradizioni tipiche della nostra cultura e aiuta i pastori italiani’ sostengono Cualbu e Carlo Siciliani presidente Uniceb (Unione importatori esportatori industriali, commissionari grossisti ingrassatori macellatori spedizionieri carni bestiame e prodotti derivati).

Ma l’appello è anche alla grande distribuzione e agli italiani: “quest’anno sarà una Pasqua anomala per tutti – sostiene Battista Cualbu – ma non per questo dobbiamo rinunciare di portare a tavola il simbolo della festività pasquale, l’agnello. Compriamo italiano, compriamo l’agnello con il marchio Igp di Sardegna, rispetteremmo la tradizione e sosterremmo concretamente i pastori. Allo stesso tempo chiediamo un impegno ai supermercati e i punti vendita affinché facciano squadra e promuovano l’agnello Igp di Sardegna”.

“Un momento difficile che richieste la collaborazione di tutti. L’emergenza del Coronavirus riguarda tutti indistintamente e tutti nel nostro piccolo dobbiamo dare il nostro contributo”.

E’ quanto sostiene il Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp (Contas) attraverso il presidente Battista Cualbu ed il direttore Alessandro Mazzette.

Nonostante l’emergenza sanitaria proseguono normalmente le attività della filiera dell’agnello di Sardegna Igp. Nei primi 10 giorni di Marzo sono stati macellati in Sardegna circa 40 mila agnelli, 72% dei quali certificati come Igp. Di questi, il 70% è finito sul mercato nazionale mentre il 30% è stato esportato in Spagna (circa 12 mila) che come ogni anno in questo periodo assorbe buona parte degli agnelli macellati nell’isola.

“Fino ad ora non abbiamo registrato rallentamenti – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzette – i dati ci dicono che non si sono verificate variazioni significative nelle contrattazioni e nei consumi rispetto agli scorsi anni. Tuttavia, le notizie che arrivano dalla Spagna in merito alla diffusione del Coronavirus nella provincia di Madrid potrebbero creare un rallentamento temporaneo dell’export”.

“Come Consorzio stiamo monitorando attentamente la situazione al fine di informare in maniera puntuale tutti gli operatori della filiera – dice Battista Cualbu -. Ci appelliamo alla grande distribuzione affinché scelga e dia priorità nei propri banchi all’agnello di Sardegna Igp e a tutti i prodotti locali. Appello che rivolgiamo anche ai consumatori. E’ il momento della responsabilità e dell’unità da parte di tutti e la scelta dei prodotti del territorio assicurano un ritorno immediato alle nostre aziende e quindi all’economia del territorio, oltre che il consumo di cibo garantito e genuino”.

Per ridurre al minimo il rischio di contagio del COVID-19 in base alle direttive emanate con il Dcm del 08/03/2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, vi comunichiamo che il nostro ufficio rimarrà CHIUSO AL PUBBLICO fino a nuove direttive.
Le attività degli uffici seguiranno comunque gli orari consueti. Per ogni informazione o comunicazione potete rivolgervi ai numeri di telefono 078570435 – 70051 oppure al cellulare 3341013034 (anche su Whatsapp) o via e-mail
all’indirizzo: info@agnellodisardegnaigp.it

Scusandoci per il disagio vi ringraziamo per la collaborazione

Il Presidente Il Direttore
Battista Cualbu Alessandro Mazzette

Lo certifica il rapporto 2019 Qualivita-Ismea, sui prodotti agroalimentari a marchio. La Sardegna è anche la Regione tra food e wine a marchio che cresce di più tra il 2017 e 2018 in tutta Italia in valore economico generato, con un + 32,5%, 408milioni nel 2018 rispetto ai 308milioni del 2017, e si classifica al decimo posto (tra le Regioni della Penisola) come valore assoluto generato. Ed è tra le prime otto regioni per quanto riguarda solo il food, 271milioni rispetto a 191milioni del 2017, con una crescita record in percentuale del 41,4% (nessuno ha fatto meglio).
Sassari si distingue invece come provincia italiana anche nella crescita tra il 2017 e 2018 con un + 41 milioni di euro che la posizionano (in questa classifica) al quarto posto insieme a Taranto.
Dal rapporto emerge che tutte le province in Italia hanno una ricaduta economica dovuta alle filiere DOP IGP Food e/o Wine, in un sistema che caratterizza tutto il Paese e genera un valore diffuso fra piccole realtà produttive e grandi distretti, anche se la concentrazione del valore è forte soprattutto in 5 regioni del Nord Italia in cui si supera 1 miliardo di valore alla produzione generato dalle IG. Sono Veneto (3,90milioni di euro), Emilia-Romagna (3,41milioni), Lombardia (1,96 milioni), Piemonte (1,23 milioni), Toscana (1,11 milioni).
Sul settore della carni fresche certificate aumentano gli operatori e le produzioni. A trascinare il settore nell’Isola è l’unica Igp, l’agnello di Sardegna Igp che si classifica al primo posto (come regione) in Italia per valore generato (26,8 milioni di euro), seguita da Toscana (18,9 mln), Lazio (11,7 mln), Marche (9,6 mln) e Umbria (9,4 mln). La Sardegna porta a casa anche il primo posto come provincia Italiana con Sassari.
Le carni fresche certificate DOP IGP, registrano una produzione oltre le 14mila tonnellate per un valore all’origine di 91 milioni di euro (+2,8% su base annua) e di 195 milioni al consumo (-0,9%) e con 10.370 operatori. Il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP è la produzione principale il cui valore alla produzione sfiora i 48 milioni di euro, segue l’Agnello di Sardegna IGP (26,8 mln), l’Abbacchio Romano IGP (9,8 mln), l’Agnello del Centro Italia IGP (4,5 mln) e la Cinta Senese DOP (2,4 mln).
“Il rapporto Qualivita – Ismea conferma ancora una volta il valore aggiunto del marchio Igp e del nostro agnello per l’economia del territorio sardo – afferma il presidente del Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp Battista Cualbu -. E lo è anche come garanzia per i consumatori che sanno di acquistare un prodotto genuino, sostenibile di cui si conosce l’origine”.
“Sono dati importati che arrivano da una fonte autorevole – afferma il direttore del Contas Alessandro Mazzette -. Questo ci sprona ancora di più a proseguire e migliorare il lavoro messo in campo dal Consorzio a tutela del prodotto e di conseguenza del produttore e del consumatore”.

Sostenibilità a 360 gradi per l’Agnello di Sardegna Igp: ambientale, sociale, culturale e sanitario, per questo partecipa a pieno titolo al primo master sull’allevamento sostenibile.

Il Consorzio di tutela dell’Agnello di Sardegna Igp (Contas), infatti, è sponsor del primo mini- master dedicato alle “Carni Sostenibili”, organizzato dal Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, per diffondere un approccio consapevole alle proteine animali, è pensato per gli studenti, i dottorandi e gli specializzandi universitari, per i professionisti del settore – agronomi, veterinari, medici e nutrizionisti – e per i giornalisti.

Il corso, che si tiene a Sassari, si concluderà domani con l’ultima sessione di lezioni in cui si affronteranno gli importanti temi della Salute, Etica e Comunicazione.

Sostenibilità che per la produzione agricola sarda d’eccellenza viene rispettata grazie al fatto che l’agnello sardo si nutre con il solo latte materno da pecore allevate all’aperto nel rispetto del benessere animale.

La Sardegna è la prima regione del Mediterraneo in cui si pratica l’allevamento degli animali al pascolo, con pecore che si nutrono per l’80% dalle essenze foraggere spontanee o coltivate rendendo inscindibile il legame dell’elevata qualità delle carni e dei prodotti caseari e dalle forme paesaggistiche in cui sono ottenuti.

Il paesaggio sardo è forgiato dal pascolamento. La pratica plurimillenaria della pastorizia ha forgiato i tratti salienti del nostro paesaggio. Tutela e preserva la biodiversità. E’ una pratica fortemente legate al territorio, in cui gli animali sono allevati all’aperto rispettando il benessere. L’agnello, ha per questo, il sapore di Sardegna e veicolano sostanze ad azione benefica dovute proprio al pascolamento di essenze erbacee naturali.

Non solo. I prodotti derivanti da animali che pascolano hanno effetti positivi sulla salute dell’uomo, perchè sono ricchi di sostanze nutraceutiche. E le pecore sarde hanno una predisposizione genetica che favorisce questo arricchimento dovuto all’azione di selezione del pastore avvenuta nei millenni per le pecore che presentavano una più marcata attitudine al pascolamento. Queste sostanze sono trasferite all’uomo. Il Cla, contenuto nel latte, è trasferito completamente nel formaggio e nella carne senza perdite. La prova l’abbiamo anche dall’alto numero di centenari. L’elisir della longevità è dovuta, secondo la scienza, a una particolare predisposizione genetica dei sardi ma anche al loro modo di vivere (socialità/rapporti) e all’alimentazione.

Ed ancora. Il comparto si fregia anche di due riconoscimenti Unesco. Quello sardo del Pastoralismo, che riconosce il suo valore storico, culturale, identitario ed ambientale. Oltre al recente riconoscimento ottenuto dalla transumanza, ugualmente simbolo della sostenibilità ambientale, ma anche culturale e sociale di questo comparto.

“Il curriculum dell’agnello oltre a riportare di essere il simbolo del nostro agroalimentare – sottolinea il presidente del Contas Battista Cualbu – si fregia anche del titolo di sostenibilità che va declinato in tutte le sue sfaccettature e non solo quello ambientale. Come Consorzio stiamo lavorando affinchè lo sia anche dal punto di vista economico, oltre che per il sistema circostante in cui è allevato, anche per l’allevatore, il custode del territorio e di questo inestimabile patrimonio. Anche questa partnership ha questo obiettivo, aiutando a divulgare la cultura della nostra eccellenza, attraverso la formazione”.

“È significativo – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzetti – che queste informazioni vengano divulgate in un contesto universitario dove sono stati invitati a parlare alcuni fra i più autorevoli esperti del settore zootecnico e dell’alimentazione umana”.

Sarà ancora una volta l’agnello il principe delle tavole per Natale. Sarà presente in quasi un tavolo su due in Italia e oltre 6 su 10 in Sardegna.

Lo dice il Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp che attraverso il presidente Battista Cualbu sottolinea che “a tavola sarà rispettata anche quest’anno la tradizione, con quelli marchiati sempre più protagonisti. Quello sardo che gode dell’Identificazione geografica protetta cresce, infatti, del 5% rispetto allo scorso anno a conferma che il consumatore è sempre più attento nell’acquisto sull’origine e dunque sulla qualità andando sul sicuro scegliendo quelli certificati”.

La novità degli ultimi anni è invece il taglio: solo il 10% dei consumatori, come lo scorso anno, lo acquistano, infatti, intero o a mezzene, il 90% invece lo preferisce in vaschette nei tagli coscia, spalla o carrè.

“Il consumatore non cambia le sue preferenze gastronomiche – evidenzia il direttore del Contas Alessandro Mazzette – ma modifica la quantità, fatto questo dovuto alla crisi economica e alle famiglie meno numerose. Allo stesso tempo preferisce acquistare di meno ma di qualità”.

Per le festività natalizie sono stati macellati in Sardegna circa 200 mila agnelli, il 75% dei quali è marchiato Igp, con una crescita del 10% nelle macellazioni e del 15% sul prezzo pagato al pastore.

L‘85% degli agnelli macellati per Natale finirà sul mercato nazionale, il restante sul mercato spagnolo e portoghese.

“Occorre prestare sempre attenzione all’etichetta perché la frode è sempre dietro l’angolo – avvertono dal Contas rinvolti ai consumatori -. Se scegliete di comprare un agnello sardo questo deve avere il doppio bollino: quello verde in cui è raffigurato l’agnello stilizzato e il tondo giallo-blu che connota l’Indicazione geografica protetta. Mentre nelle confezioni deve essere riportata in etichetta la dicitura “Agnello di Sardegna Igp”. Nessun altro agnello può fregiarsi di questo marchio e non è neppure consentito scrivere agnello sardo. Se riscontrate una non conformità non esitate a contattare il Consorzio inviandoci anche un whats app al numero 334.1013034”.

Sono positivi i primi dati dell’annata appena cominciata per l’agnello di Sardegna Igp. A dirlo è il Consorzio di tutela dello stesso agnello marchiato Igp, che ha raccolto e diffuso i dati del mese di novembre.
Il prezzo dell’agnello sardo Igp registrato a novembre rispetto allo stesso mese dello scorso anno segna + 16%: il prezzo massimo del mese scorso era di 4,50 euro/kg rispetto ai 3.88 del 2018.
In crescita anche il numero degli agnelli macellati, che a novembre hanno sfiorato i 60mila con una crescita del 10% rispetto al 2018, il 75% dei quali sono marchiati Igp, + 5% rispetto al 2018.
Trend che fa ben sperare e che conferma gli sforzi del Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp (Contas) già in campo con i controlli anti-tarocco e per la promozione dell’agnello di Sardegna Igp su tutto il territorio nazionale in vista delle festività natalizie in occasione delle quali si stima che il 50 % del totale degli agnelli allevati nell’isola saranno destinati al mercato nazionale ma anche estero.
“Finalmente anche il mercato premia il lavoro e la strategia che stiamo attuando come Consorzio a tutela del consumatore e del pastore sia con la vigilanza (importante il lavoro fatto sulle contraffazione nell’ultimo anno a livello nazionale) che con la promozione degli agnelli marchiati Igp con una serie di iniziative locali oltre che con presenza sulle migliori fiere internazionali – afferma il presidente del Contas Battista Cualbu -. Il consumatore sta privilegiando l’acquisto di prodotti a marchio e nazionali perché da una parte sta recependo la campagna sulla qualità della carne di agnello sardo nutrito con il solo latte delle madri allevate al pascolo semi brado. E dall’altra, appunto, privilegiano il prodotto a marchio perché sono più tutelati e garantiti sull’origine del prodotto”.
“Per questo ci appelliamo ai consumatori perché acquistino l’agnello di Sardegna Igp – sottolinea il direttore del Contas Alessandro Mazzette -. E’ necessario prestare attenzione all’etichetta. Nell’agnello intero deve essere presente il doppio bollino: quello verde in cui è raffigurato l’agnello stilizzato e il tondo giallo-blu che connota l’Indicazione geografica protetta. Mentre nelle confezioni deve essere riportata in etichetta la dicitura Agnello di Sardegna Igp. Questa è una garanzia per il consumatore. Nessun altro agnello può fregiarsi di questo marchio e neppure è consentito scrivere agnello sardo. Ma è necessaria anche la collaborazione del consumatore che deve segnalarci le non conformità scrivendo o chiamando al Consorzio o semplicemente inviandoci anche dei messaggi whats app al numero 334.1013034”.
Ma l’appello del Contas è rivolto anche a tutti gli allevatori affinché chi ancora non è iscritto e non certifica i suoi agnelli Igp lo faccia il prima possibile: “per rendere certificabile è controllabile tutta la produzione degli agnelli in Sardegna. Solo il marchio ci consente di seguire lungo tutta la filiera i nostri agnelli. In questo modo da una parte tuteliamo il nostro lavoro e dall’altra garantiamo un prodotto dall’origine certa ai consumatori”.

L’Agnello di Sardegna Igp entra a far parte della prestigiosa Enciclopedia Treccani. Lo fa insieme alle altre eccellenze italiane a Indicazione Geografica nel nuovo Atlante Qualitavita di Treccani.
Di queste 46 sono sarde (prodotti DOP, IGP, STG e bevande spiritose IG tutelati e riconosciuti dall’UE) e tra questi appunto l’agnello sardo, il simbolo della gastronomia isolana.
E’ la prima volta che la Treccani (L’Istituto dell’Enciclopedia che compila e aggiorna la pubblicazione e diffusione della Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti) accoglie la cultura delle Indicazioni Geografiche e dei prodotti tipici italiani all’interno del corpus delle sue opere. Lo ha fatto pubblicando la decima edizione dell’Atlante Qualivita, il primo e unico volume a livello europeo dedicato alle produzioni certificate, realizzato da Fondazione Qualivita, in collaborazione con OriGIn Italia e Federdoc, “per affermare il ruolo delle filiere italiane di qualità come elemento della cultura nazionale, a fianco di un inestimabile valore economico per il Paese”.
Il volume è stato presentato nei giorni scorsi a Roma, alla presenza anche del ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova.
“Una grande soddisfazione vedere il nostro agnello sardo marchiato Igp e tutte le altre eccellenze nella prestigiosa enciclopedia – afferma il presidente del Consorzio di Tutela dell’agnello di Sardegna Igp (Contas) Battista Cualbu -. Questa è frutto dell’importanza e centralità che oggi ricopre nella nostra società l’agricoltura e l’agroalimentare. In particolare il cibo di qualità, buono e garantito, quello ad Indicazione Geografica tutelati e riconosciuti dall’UE. Oggi il consumatore è sempre più consapevole nella scelta del cibo da portare a tavola, attento all’origine e all’autenticità. Per questo sceglie quelli a marchio che stanno avendo sempre più successo e sono sempre più presenti nel carrello della spesa. Anche gli ultimi dati del mese scorso, di novembre, ci confermano che l’agnello marchiato Igp, l’unico garantito sardo, cresce nelle vendite e quindi nelle preferenze del consumatore”.
L’Atlante Qualivita contiene 860 schede prodotto, suddivise in tre sezioni: prodotti agroalimentari (299 schede – 10 per la Sardegna), prodotti vitivinicoli (526 schede – 33 della Sardegna) e bevande spiritose (35 schede realizzate in collaborazione con Assodistil – 3 della Sardegna), che descrivono dettagliatamente ognuna delle eccellenze italiane tutelate come Indicazione Geografica, attraverso informazioni su metodo di lavorazione, storia, normative, caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei prodotti stessi.
“Un’altra vetrina per il nostro agnello e per il comparto agropastorale sardo – dice il direttore del Contas Alessandro Mazzette -. Il settore pastorale ha un ruolo centrale nei prodotti a Indicazione geografica riconosciuti dall’Unione Europea. Oltre all’agnello infatti ci sono i tre pecorini, Romano, Fiore sardo e Pecorino sardo, oltre ai Culurgionis d’Ogliastra, sempre espressione di questo mondo. Inoltre, come sottolineano correttamente da Fondazione Qualità vita, sono prodotti che hanno un ruolo culturale, oltre che ambientale e sociale, infatti, c’è una stretta connessione, con alcuni patrimoni immateriali dell’umanità dell’Unesco, espressione diretta del mondo pastorale sardo, come il Pastoralismo e la Transumanza, che ha ottenuto il riconoscimento la settimana scorsa”.