Un agnello su quattro rischia di restare in ovile e non essere acquistato. E’ quanto emerso dall’incontro tenutosi nei giorni scorsi nel Contas (Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp) promosso dai macellatori del settore secondo i quali, gli agnelli senza marchio, non Igp, sono rimasti senza mercato e rischiano di restare in ovile.

Schizzano, infatti, le richieste dei prodotti made in Italy a marchio. Un trend positivo che ha subito un’impennata dopo l’esplosione del Covid, con i consumatori che prestano maggiore attenzione alla qualità ed origine del prodotto.

Lo confermano le richieste dell’agnello Igp di Sardegna sempre più gettonato dai consumatori e di conseguenza dalla grande distribuzione, che vuole nei propri scaffali quasi ed esclusivamente quelli marchiati: “oltre il 90 per cento degli agnelli richiesti dalla grande distribuzione sono quelli a marchio Igp – affermano Francesco Forma e Antonello Milia, componenti del Cda del Contas in rappresentanza dei macellatori -. Il consumatore oggi mangia di meno, ma è consapevole e presta attenzione alla scelta di una carne di qualità e locale, garantita dal marchio Igp. Per questo, come ci confermano anche gli altri colleghi macellatori, per la prossima annata non possiamo assicurare che il mercato assorba anche gli agnelli non Igp”.

Da qui l’appello affinché tutti gli allevatori certifichino i propri agnelli Igp aderendo al Consorzio. “E’ fondamentale informare tutti i produttori che ancora non hanno aderito al Consorzio, del rischio che correranno se non aderiranno in tempi stretti – continuano Forma e Milia – anche perché sebbene la nuova annata non sia vicinissima, è altrettanto vero che sono necessari alcuni mesi per ottenere il riconoscimento da parte dell’organismo di certificazione. In collaborazione per il Contas, avvieremo una campagna martellante sulle aziende per sollecitare una adesione in massa al Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp”.

Il Consorzio in 10 anni (2010 – 2020) ha visto crescere di circa il 70 per cento il numero degli associati, passando da 2.594 a 4.336 aziende mentre, gli agnelli certificati annualmente hanno superato il 75% dei capi macellati in Sardegna.

“Sono tutti sardi ma il 25 per cento senza marchio sono anonimi e si confondono con quelli che provengono da altre regioni – afferma il direttore del Contas Alessandro Mazzette -. Di fatto questa percentuale non certificata è difficilmente tracciabile e spesso favorisce il verificarsi di contraffazioni indebolendo inequivocabilmente la filiera sarda senza trarne alcun beneficio, anzi”.

Ricordiamo che anche le iniziative pubbliche vanno nella direzione di rafforzare le produzioni garantite dai marchi e disciplinari, garanzia per i consumatori oltre che per gli stessi allevatori.  Lo abbiamo visto nel recente intervento Covid da 9 euro a capo per il 2020 e 2021, oltre al premio accoppiato di circa 6 euro ad agnello che ricevono gli allevatori ogni anno. In più, i costi di certificazione vengono interamente rimborsati dalla Regione con la misura 3.1 che finanzia i sistemi di qualità e certificazione.

Il Contas, negli ultimi anni ha acquistato reputazione, credibilità e autorevolezza. E’ presente, per la prima volta, nelle più importanti fiere internazionali; ha lavorato e sperimentato nuovi tagli che da una parte valorizzano tutta la carcassa e dall’altra rispondono alle nuove esigenze del mercato e per una shelf life più lunga conservando le stesse caratteristiche qualitative; inoltre ha promosso e sottoscritto accordi con la grande distribuzione consentendo al marchio dell’agnello di Sardegna Igp di essere presente nel 90% delle più importanti insegne nazionali.

“Il tassello mancante sono i circa 240mila agnelli che ancora non sono marchiati Igp – afferma il presidente del Contas Battista Cualbu -. In questi anni abbiamo dimostrato di saper fare squadra e di credere nel marchio Igp. Ma adesso dobbiamo fare il salto di qualità, rafforzando la filiera e rispondendo al mercato che chiede solo ed esclusivamente Igp, concentrando le nostre energie per smascherare e isolare chi invece cerca di imitare e spacciare altri agnelli come sardi e Igp”.

Dai dati Uvac 2019 risultano arrivati in Italia dagli Stati membri circa 1milione di agnelli vivi. Dai dati Bdn, gli ufficiali sulle macellazioni, ne risultano macellati in Italia provenienti dagli Stati membri la metà, circa 500mila: per questo il ministero della Salute ha richiesto da gennaio 2021 per la registrazione in BDN delle macellazione di ovicaprini provenienti da Stati Membri, l’inserimento del certificato TRACES, così come già previsto per i bovini.

Sono queste zone d’ombra e queste interruzioni di tracciabilità che dobbiamo combattere – evidenziano dal Contas -, facendo forza anche sulle nuove armi che abbiamo a disposizione come la norma sulle pratiche sleali e speriamo presto anche la legge Caselli che finalmente punirà severamente chi si macchia delle frodi”.

Mentre l’agnello sardo vola nei prezzi a ridosso della Pasqua che lo vede come da tradizione protagonista, l’Italia è invasa da prodotti esteri (55% del totale immesso nel mercato). Lo annuncia il Contas (Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp) nella “Giornata dell’Agnello di Sardegna Igp” nei mercati di Campagna Amica alla presentazione dell’indagine “L’agnello di Pasqua”.

PREZZO. Le quotazioni degli agnelli sardi, nonostante la grave crisi economica e la chiusura dei canali Horeca, hanno superato abbondantemente i 5 euro/kg (pagato al pastore a peso vivo) già a partire dalla seconda settimana di marzo. Ma anche nei mesi di gennaio e febbraio, quando tradizionalmente il prezzo crolla, la media si è tenuta sui 3,4 euro/Kg.

Nell’ultima settimana (19 – 26 marzo) i prezzi dell’agnello sardo Igp pagati all’allevatore oscillano in media fra i 4,70 – 5,30 euro/kg, medie tra le più alte, toccate solo nel pre Covid (2019) e si collocano al vertice in Italia superando le quotazioni degli agnelli da latte delle regioni Lazio e Toscana (principali competitor dell’agnello sardo) che si attestano invece (il 25 marzo), secondo le elaborazioni Contas su rilevazioni Ismea tra i 3 e i 3,05 euro/kg (peso vivo).

“La programmazione messa in campo negli ultimi anni come Consorzio sta cominciando a portare i primi frutti – afferma il presidente del Contas Battista Cualbu -. Abbiamo e stiamo lavorando sull’allargamento del mercato e contemporaneamente su un prodotto che conservando le stesse caratteristiche abbia una shelf life più lunga. Stiamo proponendo sul mercato con i trasformatori, anche nuovi e più piccoli tagli che da una parte valorizzino tutta la carcassa e dall’altra rispondano alle nuove esigenze del mercato. E questo ci consente anche, insieme ad altri progetti che abbiamo in cantiere, di destagionalizzare la presenza dell’agnello sul mercato che per tradizione si concentra in inverno e inizio primavera. Inoltre grazie anche all’ultimo accordo che abbiamo sottoscritto nelle scorse settimane con la Gdo, adesso il marchio dell’agnello di Sardegna Igp è presente sul 90% delle più importanti insegne nazionali”.

PASQUA. Il mercato pasquale rappresenta circa il 20% delle vendite annuali dell’agnello di Sardegna Igp. Vengono macellati in questo periodo 130 mila capi che rappresentano il 50% del totale delle carni di agnello made in Italy (relativamente al periodo pasquale), che arriva al 60% con i 35mila sardi non marchiati Igp.

Relativamente alle Igp (in Italia oltre all’agnello di Sardegna ci sono anche l’Abbacchio romano Igp e l’Agnello del Centro Italia Igp), nell’intera annata, quello sardo rappresenta l’80% del prodotto certificato con 755mila capi, contro i 60mila dell’agnello del centro Italia Igp e i 100mila dell’Abbacchio romano Igp.

IMPORTAZIONI. Per Pasqua in Italia vengono venduti circa 550 mila agnelli il 55% dei quali è di origine estera con provenienza Romena, Ungherese, Spagnola, Greca e Slovacca.

In Umbria e Lazio il 60% delle macellazioni di agnelli, nelle tre settimane che precedono la Pasqua, sono di origine estera. Da qui vengono distribuiti in tutta Italia con prezzi molto concorrenziali (anche di – 40%) rispetto al prodotto made in Italy. Sono agnelli già svezzati che percorrono migliaia di km, spesso ammassati e senza alcun rispetto del benessere animale (come quelli provenienti dall’Ungheria direzione Puglia fermati questa settimana dalla Polizia). E nonostante la loro mole, in alcuni casi finiscono sui banchi frigo come agnelli da latte.

“I nostri controlli sono molto stringenti – assicura il direttore del Contas Alessandro Mazzette – anche perché l’eventualità che si verifichino contraffazioni aumenta esponenzialmente in questo periodo, visti i margini di guadagno che lo scambio di nazionalità può produrre”.

Da questi controlli è emerso (e segnalato alle autorità competenti) che, in particolare in alcuni siti di e-commerce di qualche importante catena di distribuzione, le indicazioni di origine sono ambigue e inducono facilmente il consumatore all’errore. In un sito internet di e-commerce, nella categoria nato, allevato e macellato sono indicati contemporaneamente 10 Paesi diversi.

“È fondamentale prestare la massima attenzione al momento dell’acquisto – è il consiglio di Alessandro Mazzette ai consumatori -, sia nella lettura dell’etichetta ma anche alla grandezza della carcassa”.

Sfiorano i 2milioni di euro i denari in arrivo per i pastori sardi grazie al Fondo per la competitività delle filiere. Lo annuncia il Consorzio di tutela dell’Agnello di Sardegna Igp (Contas) nel commentare la circolare pubblicata da Agea. Si tratta di un fondo biennale (2020 – 2021) di 7,5milioni di euro, istituito con Decreto ministeriale del 3 aprile 2020 per attenuare le perdite del settore causate dall’emergenza Covid e destinato agli agnelli macellati a marzo aprile dell’anno prima: sia a quelli marchiati Igp (ai quali andranno 8,18 euro/capo) che a quelli non Igp nati, allevati e macellati in Italia (5,45 euro/capo).

In tutta Italia sono state presentate 12.935 domande per un totale di 612.937 capi dei quali 241.235 marchiati Igp (39%) e 371.702 non Igp (61%) per un totale di 4milioni di euro cosi suddivisi: 1.973.145,83 euro (il 49%) andranno agli Igp e 2.026.854,17 (il 51%) ai non Igp (fonte circolare Agea).

La parte da leone la fa proprio la Sardegna con circa 250mila agnelli che portano in Sardegna 1.838.827 euro il 46% del totale destinato a tutti gli allevatori italiani. Di questi 1.413.733 (il 35% del totalle nazionale e il 77% di quello destinato alla Sardegna) andranno ai 172.828 macellati e marchiati Igp di Sardegna nel marzo – aprile 2019, mentre 425.094,55 euro andranno ai 77.999 agnelli non marchiati Igp.

“E’ un intervento voluto fortemente dal nostro Consorzio – ricorda il presidente del Contas Battista Cualbu –, una boccata di ossigeno per gli allevatori che andrà ad attenuare le difficoltà e perdite subite in questo anno pieno di difficoltà e incognite.  Anche da questi dati si evince la forza della nostra Regione in questo settore e la maggiore sensibilità dei nostri allevatori per il marchio Igp rispetto ai colleghi del resto d’Italia. Marchio che assume sempre maggiore importanza sia nelle istituzioni che in un consumatore sempre più consapevole e attento all’origine del prodotto da portare a tavola”.

“Nelle ultime settimane – aggiunge il presidente – come Consorzio abbiamo concluso importanti accordi con la GDO ed oggi il nostro marchio è presente sul 90% delle più importanti insegne nazionali. Accordi che hanno effetti anche sul prezzo di vendita che in questi giorni ha raggiunto quotazioni record per il periodo”.

La forza dell’aggregazione e di fregiarsi del marchio Igp è evidente anche negli interventi pubblici: se infatti tutti gli agnelli sardi fossero stati marchiati Igp, nell’Isola, grazie al Fondo per la competitività delle filiere, sarebbero potuti arrivare oltre 200mila euro in più, dovuti alla differenza di 3,73 euro a capo che vi è tra quelli Igp e quelli solo nati, allevati e macellati in Italia.

“L’appello che rivolgiamo a tutti gli allevatori – dice il direttore del Contas Alessandro Mazzette – è quello aderire al Consorzio e marchiare i propri agnelli Igp. Uniti, oltre a dare più valore e trasparenza al proprio prodotto, rafforza tutto il sistema”.

Per iscriversi all’Igp di Sardegna è necessario compilare una richiesta di iscrizione e seguire tutte le indicazioni presenti sul sito www.agnellodisardegnaigp.eu nella sezione Iscrizione.

SARDEGNA

  NUMERO CAPI EURO A CAPO TOTALE EURO
AGNELLI IGP 172.828 8,18 1.413.733,04
AGNELLI NON IGP 77.999 5,45 425.094,55
TOTALE 250.827   1.838.827,59
       

ALTRE REGIONI ITALIANE

AGNELLI IGP 68.407 8,18 559.569,26
AGNELLI NON IGP 293.703 5,45 1.600.681,35
TOTALE 362.110   2.160.250,61
       

ITALIA

  NUMERO CAPI EURO A CAPO TOTALE EURO
AGNELLI IGP 241.235 8,18 1.973.145,83
AGNELLI NON IGP 371.702 5,45 2.026.854,17
TOTALE 612.937   4.000.000,00

 

 

Nell’anno horribilis del Covid crescono le vendite e gli agnelli certificati come Igp di Sardegna. È quanto emerge dal report annuale del Consorzio d tutela dell’agnello di Sardegna Igp che registra anche la crescita dei soci e archivia cosi un 2020 dove sono stati posti altri tasselli nel percorso di valorizzazione e tutela del prodotto.

CONSUMI. Dal report del Contas emerge che nel 2020 i consumi di agnello sono cresciuti in Italia dell’8 per cento e del 2 per cento all’estero con un export che vale a livello nazionale 10 milioni di euro con esportazioni quasi esclusivamente in Spagna.

“Dati che ci fanno ben sperare – commenta Battista Cualbu, presidente del Contas – perché significa che sta aumentando l’attenzione e la sensibilità a favore della origine di ciò che mangiamo, con attenzione alla salute e all’economia dei territori”.

È di 4.300 tonnellate infatti la quantità di carne di agnello di Sardegna Igp immessa sul mercato con un fatturato di oltre 40 milioni di euro (a fronte di una produzione annuale Italiana di carni fresche certificate DOP/IGP di 14 mila tonnellate con un fatturato di 92 milioni di euro alla produzione e 196 milioni al consumo).

QUALITA’. Si è inoltre registrato un aumento del 10,5% dei capi Igp macellati nel 2020 per un totale di 754 mila agnelli, che rappresentano il 75% dell’intera produzione regionale e il 60% di quella nazionale, “dato che è aumentato grazie alla eccellente qualità degli agnelli che hanno segnato una media di + 120 grammi a capo rispetto al 2019 – commenta il direttore del Contas Alessandro Mazzette – ma anche alle 250 nuove iscrizioni al consorzio registrate nel 2020”.

PREZZO AL DETTAGLIO. Si è registrato un calo medio su base annuale del 15%, con una diminuzione del 25% durante il periodo pasquale a seguito del primo lockdown dove le contrattazioni  hanno sofferto l’imprevedibilità dei consumi legate al primo DPCM che limitava gli spostamenti degli Italiani.

“Su nostra iniziativa – ricorda Battista Cualbu – il Governo ha concesso per due anni alla filiera ovina un contributo straordinario di 9 euro/capo per gli IGP nati, allevati e macellati in Italia nei mesi di marzo e aprile nelle annualità 2019 e 2020 al fine di coprire parte delle perdite subite a causa del COVID. Oltre a questo contributo i 4.730 allevamenti iscritti alla IGP percepiscono ogni anno come sempre, il premio accoppiato concesso dalla UE alle produzioni certificate per un totale di circa 4,3 milioni di euro”.

È proprio per ricevere quest’ultimo contributo il direttore Alessandro Mazzette informa e invita gli allevatori a “consultare e verificare la correttezza dei dati riguardo le macellazioni, nel sito web del Consorzio (clicca qui www.agnellodisardegnaigp.eu) con l’elenco degli agnelli certificati Igp idonei per percepire il premio accoppiato. Si tratta di 746.455 agnelli elencati per singola azienda”.

Un agnello su due consumato nelle tavole degli italiani per Natale è Igp di Sardegna. E’ quando emerge da una indagine condotta dal Contas (Consorzio di tutela dell’Agnello di Sardegna Igp). Dei circa 600mila agnelli macellati in Italia nelle ultime due settimane di dicembre, la metà, 300mila sono marchiati Igp di Sardegna. Un dato che certifica come l’agnello sardo Igp è il principe e simbolo del menù natalizio, e che grazie anche ai controlli capillari, alla promozione e alle innovazioni di mercato attuate dal Contas negli ultimi anni si è riusciti ad attutire i contraccolpi della gravissima emergenza Covid.
LA CARTINA DEL MERCATO. I dati provenienti dal monitoraggio svolto dal Contas mostrano un andamento positivo delle vendite in tutte le regioni Italiane sia in quelle dove storicamente si consuma l’agnello da latte e sia in quelle in cui si ha meno tradizione. Cosi come positiva è la presenza della denominazione d’origine sarda sulle principali insegne nazionali sia sul commercio tradizionale che su quello online.
In netto aumento i dati sulle vendite che arrivano dai mercati tradizionali come la Sardegna e il Lazio ma positivo è anche il trend di regioni come Lombardia e Piemonte che iniziano ad apprezzare sempre di più il consumo dell’agnello da latte.
Buoni i dati sulle esportazioni in Spagna che si conferma principale mercato dell’agnello sardo Igp, con il 25% di quelli macellati a dicembre che hanno raggiunto il mercato Iberico.
ANDAMENTO PREZZO. Nonostante non si sia verificata la spinta inflattiva dei prezzi degli agnelli, attesa con l’avvicinarsi del Natale, il prezzo di acquisto nelle campagne nelle ultime due settimane (dove si macella il 70% degli agnelli di dicembre) si è gradualmente livellato a quello del 2019. Inoltre non si è registrato quel crollo sul prezzo che ogni anno si verificava negli ultimi giorni di dicembre con quotazioni che in alcuni casi hanno superato quelle natalizie.
I dati regionali sui prezzi pagati agli allevatori mostrano delle differenze a secondo delle zone di rilevamento: le migliori quotazioni si registrano nel centro e nord Sardegna (3,90-4,25 euro/kg sul vivo) mentre si evidenzia una flessione nel sud dell’Isola (-15%) dove le contrattazioni soffrono sia l’assenza dei gruppi di vendita organizzati dagli allevatori o dalle cooperative sia una più diffusa presenza di commercianti mediatori.
Sul fronte nazionale, nell’areale toscano la contrattazione degli agnelli da latte sulla piazza di Grosseto si è attestata sui 3,90 euro/kg, mentre si registra una leggera flessione su quella di Firenze che ha quotato 3,65 euro/kg. Solo sulla piazza di Siena si sono raggiunti per pochi giorni i 4,20 euro al chilo. Per la regione Lazio il prezzo rilevato nella settimana pre-natalizia è stato su Viterbo di 3,95 euro al chilo. Nel Sud Italia, nello specifico a Foggia e Noci, le quotazioni si sono assestate sui 4,20-4,30 euro/kg.
DATI MACELLAZIONE. In Sardegna il numero dei capi macellati a dicembre si è mantenuto sui livelli degli ultimi due anni con circa 300 mila agnelli certificati IGP (50% del totale degli agnelli da latte macellati in Italia ed il 76% in Sardegna). Si registrata inoltre una eccellente qualità delle carcasse immesse sul mercato che fanno segnare in media un + 120 gr/carcassa rispetto allo stesso periodo del 2019 per un totale di 1.700.000 Kg di carne vendute a dicembre.
“Nonostante la gravissima crisi economica con un drastico calo dei consumi dovuti all’emergenza Covid – rileva il presidente del Contas Battista Cualbu – il mercato dell’agnello a dicembre, relativamente a questa situazione, ha tenuto (momento più importante in cui si macellano il 40% degli agnelli dell’annata), a dimostrazione che gli italiani in questo anno anomalo hanno comunque, nel limite del possibile, rispettato la tradizione. Questo evidenzia anche che il lavoro svolto dal Contas negli ultimi anni sta dando i suoi frutti grazie agli investimenti in promozione per la sensibilizzazione dei consumatori oggi più attenti nella ricerca del marchio di origine, ma anche con una vigilanza potenziata (che ha limitato e ridotto le contraffazioni) o con la proposta di tagli più piccoli che rispondono alle esigenze dei consumatori, accresciuta con le prescrizioni Covid che hanno limitato le grandi tavolate natalizie”.
“In questa annata anomala ed incerta solo dopo la stesura del Dpcm e l’apertura alle movimentazioni all’interno della Regione di appartenenza – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzette – si è verificato uno sblocco degli ordini da parte dei grossisti, con un immediato impatto sui listini. Tuttavia, i prezzi rilevati all’ingrosso e al dettaglio si sono adeguati alle attuali condizioni economiche delle famiglie Italiane causate dalla lunga emergenza sanitaria, con una flessione media del -15% rispetto allo stesso periodo del 2019”.

E’ il risultato di uno studio condotto dall’Iowa State University

C’è anche l’agnello tra i cibi che aiutano a prevenire del tutto l’alzheimer e il declino cognitivo. Una ricerca della Iowa State University, condotta su 1800 adulti tra i 46 e i 77 anni, ha esaminato la correlazione tra consumo di specifici alimenti e il loro impatto sulla capacità cognitiva negli anni della vecchiaia. Il risultato conferma in maniera totale alcuni studi condotti in Sardegna sulla longevità e sul consumo di alimenti specifici: infatti secondo la ricerca dell’Isu, oltre al consumo settimanale di agnello, è molto importante quello di determinate tipologie di formaggi e vino.

Sono quattro i punti che riassumono i risultati di questo studio: “1) Il formaggio, di gran lunga, ha dimostrato di essere l’alimento più protettivo contro i problemi cognitivi legati all’età, anche in età avanzata; 2) Il consumo quotidiano di alcol, in particolare vino rosso, era correlato a miglioramenti della funzione cognitiva; 3) È stato dimostrato che il consumo settimanale di agnello, ma non di altre carni rosse, migliora le capacità cognitive a lungo termine; 4) Un consumo eccessivo di sale fa male, ma solo le persone già a rischio di malattia di Alzheimer potrebbero aver bisogno di controllare il loro consumo per evitare problemi cognitivi nel tempo”.

Il consumo di carne di agnello quindi non è solo importante nei primi anni di vita, in quanto importante fonte di grassi polinsaturi della serie omega-3 e di acido linoleico coniugato (Cla) come dimostrato dai ricercatori della Università di Sassari, ma lo è anche successivamente perché aiuta a salvaguardare i processi di invecchiamento da quelli che sono i meccanismi degenerativi legati alle malattie come l’alzheimer.
“Una ricerca che non fa altro che avvalorare quelle che sono le certezze della dieta mediterranea, ampiamente studiata per l’incredibile presenza nella nostra isola di persone longeve e in buona salute fisica e mentale – commenta Battista Cualbu, presidente del Consorzio di Tutela dell’Agnello Igp di Sardegna -. La carne di agnello è un alimento che ha accompagnato in maniera costante la dieta dei nostri padri assieme ad altri importanti alimenti come il formaggio ovino ad esempio. Ecco che la Sardegna potrebbe tranquillamente sostituirsi a quel campione di persone studiato in America, e dimostrare gli stessi risultati della ricerca”.
Il consumo di carni come l’agnello marchiato Igp di Sardegna, garantisce poi il rispetto di tutti quei parametri che inquadrano questo alimento all’interno di una filiera controllata che parte dalla esclusiva alimentazione a base di solo latte materno di pecore al pascolo. Questa è la garanzia che preziosi componenti alimentari provenienti dal pascolo brado, aumentano l’eccellenza di una carne delicata e adatta a diverse forme di cottura.
“Questo studio, che eleva la carne di agnello anche rispetto a tutti gli altri tipi di carne – spiega Alessandro Mazzette, direttore del Contas – e ne consiglia un consumo settimanale come forma di prevenzione, accresce in noi la convinzione che ciò per cui stiamo lavorando, e cioè studiare e mettere sul mercato nuovi tagli e nuove forme di conservazione della carne, aumentandone la shelf life, determina una presenza di questo alimento sugli scaffali per un periodo più ampio rispetto a quello legato alle festività natalizie”.

Sarà il Natale più anomalo della storia quello che andremo a festeggiare fra dieci giorni. Il Covid, oltre ad imporre rigide prescrizioni per contenerne la diffusione sta cambiando le abitudini degli italiani e costringendo anche a scelte sobrie per via della conseguente crisi economica.
Non sarà esente da questa rivoluzione l’agnello, simbolo del pranzo di Natale e delle festività natalizie. In questo periodo ogni anno si macella il 40% degli agnelli sardi destinati per il 75% ai banchetti italiani (10% di questi alle tavole dei sardi) e il 25% circa va oltre la Penisola, in Spagna.
Quest’anno si registra anche una crescita del 30% nel numero di agnelli macellati rispetto allo scorso anno: a novembre sono stati marchiati Igp di Sardegna (+42%), 85.600 mila agnelli rispetto ai 60.300 del novembre 2019 che avevano segnato un +10% rispetto al 2018. Dato che sale nei primi 8 giorni di dicembre: 75.536 rispetto ai 50.700 del 2019: +49%.
Cifre che si invertono se si parla di prezzo che quest anno sta camminando con una media di circa il 15% in meno rispetto al 2019. La media tra novembre e i primi giorni di dicembre è stata di 3,30 euro al kg (pagato al pastore a peso vivo) mentre lo scorso anno, nello stesso periodo, era stata di circa 3,90 euro/kg.
“Anche la campagna degli agnelli risente ovviamente come tutta l’economia della grave crisi dovuta al Covid – afferma il presidente del Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp (Contas) Battista Cualbu -. In questa prima parte di annata che ci prepara al momento più importate della vendita degli agnelli, il prezzo al pastore è inferiore rispetto allo scorso anno e si avvicina a quello del 2018 quando gli agnelli macellati erano circa 20mila in meno”.
Con i dati degli acquisti a picco, per il mercato dell’agnello, nonostante tutte le incognite di quest’anno, c’è fiducia, visto anche tutto il lavoro svolto in questi anni grazie anche al Consorzio di tutela dell’agnello Igp che ha investito nella diversificazione dell’offerta: oggi si trova sezionato in piccoli tagli che valorizzano tutta la carcassa e con metodi di confezionamento, che nel rispetto della qualità, ne hanno allungato la shelf life.
“Abbiamo anticipato la crisi con scelte e progetti che vanno incontro alle nuove tendenze del mercato e in questo caso anche alle prescrizioni per contenere il Covid che vietano i grandi banchetti tradizionali proponendo tagli adatti a poche persone” ricorda il direttore del Contas Alessandro Mazzette.
“La storica crisi del Covid se da una parte ha provocato una emergenza sanitaria ed a cascata quella economica, dall’altra c’è molta più coscienza ed attenzione nella scelta del cibo prediligendo quello di qualità e di prossimità – afferma il presidente Battista Cualbu -. Anche a Pasqua siamo rimasti sorpresi positivamente dalle scelte dei consumatori. Per questo invitiamo tutti i sardi e gli italiani a non rinunciare all’agnello per le festività natalizie, e scegliere quello marchiato Igp di Sardegna che garantisce qualità e origine del prodotto, oltre ad avere un ritorno diretto in chiave economica sul territorio”.

I circoli dei sardi si confermano i migliori ambasciatori della Sardegna e della sua tradizione enogastronomica. E non lo fanno vivendo di soli ricordi, anche perché molti sono di seconda e terza generazione e sono nati lontani dalla Sardegna, ma portando a tavola le eccellenze prodotte nella nostra Isola e promuovendole nei propri canali.
L’agnello di Sardegna Igp, grazie ad un accordo con il Contas (Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp), la Fasi (Federazione associazioni sarde in Italia) guidata da Serafina Mascia, una grossa famiglia di oltre 70 circoli con circa trentamila soci che vivono nel centro – nord Italia, ha acquistato e inserito nel proprio negozio virtuale Sardatellus.it, il simbolo della gastronomia sarda e del pranzo di Natale.
“Una vetrina importante della quale andiamo orgogliosi – afferma il presidente del Contas Battista Cualbu -. Tra le tante sinergie che abbiamo siglato in questi anni come Consorzio, questa è sicuramente tra quelle a cui teniamo tanto e alla quale siamo legati affettivamente. La Fasi e i circoli dei sardi, sono degli autentici e credibili testimonial che promuovono nel mondo la nostra Sardegna con tutto il suo patrimonio enogastronomico ma non solo”.
“Con il Contas portiamo avanti da anni una stretta collaborazione – afferma Bastianino Mossa uno degli ideologi della piattaforma di e-commerce Sardatellus.it insieme al presidente Serafina Mascia -. Come circoli sentiamo il dovere, oltre ad essere un piacere, di promuovere le eccellenze agroalimentari sarde che facciamo a cominciare da quelle a marchio insieme ai Consorzi, garanzia dell’origine dei prodotti che seguono rigidi disciplinari”.
Nella piattaforma Sardatellus.it si trovano sono ed esclusivamente i prodotti sardi. “E’ un filo diretto con la Sardegna, uno strumento in crescita dove agevoliamo l’acquisto di prodotti sardi a prezzi equi – dice Bastianino Mossa -. E’ un servizio sia per chi sta fuori dalla Sardegna e sia per la promozione dei prodotti e delle imprese sarde”.
“Per l’agnello di Sardegna Igp un’ulteriore canale di vendita ma anche di promozione in un canale serio che si rivolge ad un target interessante” afferma il direttore del Contas Alessandro Mazzette.

C’è anche l’agnello di Sardegn Igp tra i prodotti acquistati dal mondo della ristorazione che potranno usufruire del bonus ristorazione. Un contributo a fondo perduto riservato a ristoranti, agriturismi, mense, catering, alberghi che dal 14 agosto hanno acquistato prodotti alimentari made in Italy.
Le domande (aperte da domenica scorsa) si potranno presentare fino a sabato 28 novembre dal portale www.portaleristorazione.it.
Lo rende noto il Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp che plaude all’iniziativa che “unisce e fa squadra dal campo alla tavola – commenta il presidente del Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp -: tampona l’emergenza con intelligenza guardando lungo tutta la filiera, con ricadute dirette sul mondo della ristorazione, che ha avuto ed ha pesanti perdite a causa del Covid, e sul mondo agricolo ed alimentare locale, oltre a dare un ottimo messaggio sul consumo di prodotti locali anche ai consumatori”.
Si tratta di un intervento di 600 milioni di euro. Si potranno richiedere contributi a fondo perduto fino ad un massimo di 10 mila euro, iva esclusa, (minimo mille euro), attraverso il sito www.portaleristorazione.it o in un ufficio postale: si dovranno presentare le fatture degli acquisti effettuati da agosto in poi di prodotti agroalimentari italiani, anche DOP e IGP, e vitivinicoli., di almeno tre differenti tipologie di prodotti agricoli e alimentari; il prodotto principale non può superare il 50% della spesa totale sostenuta mentre il contributo non può mai essere superiore all’ammontare complessivo degli acquisti.
“Dopo un primo controllo – fanno sapere dal ministero delle politiche Agricole – sarà versato in automatico un anticipo del 90 per cento degli acquisti effettuati. Verificata la documentazione, saranno emessi i bonifici a saldo del contributo concesso”.
“Una iniziativa lodevole che finalmente valorizza la materia prima del territorio – afferma il direttore del Contas –. Legare il contributo alla provenienza del prodotto significa sostenere dal campo alla tavola l’economia locale e tutto ciò che ne consegue in termini anche di identità e sostenibilità. Tra le priorità non potevano ovviamente mancare i prodotti a marchio di tutela, sinonimo di grande qualità e del forte legame delle eccellenze agroalimentari al proprio territorio di origine, come lo è l’agnello”.
“Un messaggio quello che arriva da questa iniziativa, importante che va sostenuto da tutta la filiera – evidenzia il presidente Battista Cualbu -. Occorre fare squadra sempre e non a corrente alterna quando conviene sventolare la bandierina dei quattro mori e tricolore. L’importazione settimanale di oltre 2500 agnelli che arrivano dalla Corsica, se pur legittima, non va sicuramente in questa direzione soprattutto in questo periodo in cui i consumi stanno registrando una battuta d’arresto a causa della chiusura anticipata della ristorazione”.

“Le etichette fake sull’agnello di Sardegna Igp che stanno girando sui social si prendono gioco della fiducia delle persone e del lavoro serio e faticoso di migliaia di pastori. Come Consorzio dell’agnello di Sardegna Igp abbiamo già denunciato alla Polizia postale e alla Repressione frodi queste falsità e perseguiremo sempre ovunque queste azioni che danneggiano e tentano di squalificare il lavoro dei nostri pastori oltre a creare confusione nel consumatore a vantaggio delle vere frodi alimentari”.
La dura presa di posizione arriva dal Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp che denuncia le etichette fake che pullulano nei social nate da errori grossolani di alcune catene di ipermercati. Ultima in ordine di tempo ad aprile 2020 quando una nota catena di supermercati e ipermercati aveva portato in vendita una coscia di agnello di Sardegna Igp che indicava in etichetta come origine (allevato e macellato) Grecia. Un errore palese dovuto all’uso improprio di un codice da parte di un operatore dell’ipermercato (purtroppo le vere frodi sono molto più sofisticate) che comunque il Contas non aveva sottovalutato ma segnalato alla Repressione frodi e chiesto immediatamente e formalmente all’ipermercato in questione bolle, fatture e tracciabilità.
Qui il link della comunicazione del Consorzio ad aprile https://agnellodisardegnaigp.eu/contas-segnalato-alla-repressioni-frodi-etichetta-di-agnello-igp-di-sardegna-distorta/.
Al Consorzio, grazie a dei consumatori sempre più attenti, sono arrivate diverse segnalazioni di questo errore.
Dopodiché qualcuno (che prestissimo ne dovrà rispondere nelle sedi giudiziarie) ha pensato addirittura di manomettere quella stessa etichetta errata (dove c’era scritto: allevato Grecia e macellato in Grecia) modificando il luogo della macellazione con Olanda e lasciando invece invariato il paese di allevamento Grecia, cosi come il lotto, il peso, la tara e il prezzo.
Una etichetta questa che ha fatto il giro dell’Italia, viste le tantissime segnalazioni arrivate negli uffici del Consorzio da parte dei consumatori. Ed è di ieri un’altra etichetta falsa (datata appunto 12 novembre 2020) sempre riferita all’agnello di Sardegna Igp in cui si riporta che è allevato, macellato e preparato in Yugoslavia, Stato che non esiste più dal 2003.
“Stiamo vigilando e segnalando alla Polizia postale queste etichette false – sottolinea il presidente del Contas -, chi gioca con la buona fede e il lavoro delle persone oneste sono nostri nemici che risponderanno davanti alla giustizia. Ringraziamo le tantissime persone che da tutta Italia ci hanno fatto e fanno delle segnalazioni: significa che non siamo soli in questa battaglia comune contro i banditi del cibo e che il consumatore oggi è sempre più attento e consapevole. Chiediamo aiuto anche ai giornalisti. Questa è una battaglia che ci deve vedere tutti dalla stessa parte, purtroppo in questi giorni abbiamo letto qualche articolo (rari per fortuna che non devono e non possono condannare tutta la categoria) in cui partendo da queste etichette false (prese erroneamente per vere) si davano una serie di notizie sbagliate che hanno confuso e sfiduciato il consumatore e danneggiato i pastori. Vi chiediamo di contattarci, il Contas è sempre a disposizione sia telefonicamente al numero 334.1013034, sia per mail info@agnellodisardegnaigp.it”.
“A brevissimo i colpevoli che in malafede o per gioco hanno falsificato le etichette saranno assicurati alla giustizia – assicura il direttore del Contas Alessandro Mazzette -. Vogliamo ricordare che l’agnello di Sardegna Igp segue un rigido disciplinare che tra le altre cose prescrive che per ottenere questo marchio deve essere nato, allevato e macellato in Sardegna e provenire da pecore autoctone e da un ariete sardo anch’esso. Le altre informazioni che stanno girando in queste giorni sul web sono false. Come Consorzio stiamo intensificando i controlli e stiamo anche lavorando sul tracciamento del Dna, che ci aiuterà e rafforzerà il lavoro nel riconoscere eventuali contraffazioni anche nel banco frigo”.