Tosatura delle pecore: un’antica usanza per il benessere animale

 

Uno dei momenti più sentiti delle comunità pastorali della Sardegna è la tosatura, questa usanza ci permette di capire i valori e le tradizioni di una cultura antica, che si rivivono ancora oggi.

Perché è così importante la tosatura?

È un compito molto importante per i pastori, poiché l’animale viene alleggerito dal manto invernale. Inoltre, è uno strumento fondamentale per la salute e il benessere dell’animale; in Sardegna viene effettuata una volta all’anno, il periodo ideale è tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate.

La tosatura è utile anche a garantire l’igiene dell’animale dato che, la lana che ricopre la pecora, raccoglie molta sporcizia; tosandola perciò, la si aiuta a rimanere più pulita e fresca. Infatti, nella stagione calda gli animali possono essere soggetti allo stress da caldo, anche per questa ragione è molto importante alleggerire le pecore dalla lana ormai lunga.

La tosatura ieri e oggi

In passato la tosatura era (ed è ancora oggi) anche un momento di aggregazione molto importante per i pastori sardi. Infatti, questi si aiutavano vicendevolmente a tosare i greggi, composti a volte da diverse centinaia di pecore.

Un tempo, la tosatura si effettuava usando delle particolari forbici realizzate dai fabbri, mentre oggi si usano macchinette elettriche, che rendono più veloce e semplice il lavoro.

Oggi, in alcune zone della Sardegna, si tengono anche delle “Feste della tosatura”, in cui squadre di tosatori partecipano a una gara per mostrare la loro maestria e rapidità in questo compito. Un’occasione importante per presentare (anche ai turisti) il lavoro dei pastori, che vengono celebrati tra amici e gustosi prodotti locali.

Ricordiamo quindi che la tosatura delle pecore viene realizzata soprattutto per due motivi:

  • Per dare sollievo alla pecora dal peso della lana che in estate può surriscaldarla;
  • Per la vendita della lana.

La lana in Sardegna

 La lavorazione della lana è stata fino agli anni novanta una produzione importante all’interno delle aziende zootecniche in Sardegna. Si pensi che fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso la produzione della lana rappresentava il 10% del bilancio annuale dell’azienda.

Tuttavia, l’uso sempre più diffuso dei tessuti sintetici e gli alti costi della lavorazione hanno portato ad una chiusura della filiera sarda ed oggi la Sardegna è produttore di grandi quantità di “lana sucida” (circa 4500 ton. Anno), cioè grezza e non lavata.

Questa quantità, prodotta dalla tosatura di circa 3 milioni di capi,  rappresenta il 40% dell’intera produzione nazionale infatti, si stima che l’Italia abbia una produzione annuale di circa 11 mila tonnellate di lana, per una media di circa 1.5 kg per capo. Attualmente il mercato sardo della lana è gestito da pochissimi grossisti e le lane raccolte in grossi centri di stoccaggio vengono vendute su mercati esteri in particolare verso Turchia e Cina dove vengono successivamente lavate e lavorate.

Il mercato regionale vale circa 2 milioni di Euro. La produzione è concentrata nei mesi di maggio e giugno e la raccolta avviene in corrispondenza delle giornate di tosatura attraverso l’ausilio di camion adibiti al trasporto del prodotto alla rinfusa.

Negli ultimi anni soprattutto la ricerca universitaria sta cercando di valorizzare questo prodotto promuovendo ed incentivando l’utilizzo della lana anche in altri settori: fertilizzanti (cheratina), cosmetici (cheratina e lanolina), bioplastiche e biomateriali (lana in polvere e ingegneria tissutale), isolamento termico e acustico (edilizia sostenibile), adsorbente (inquinamento marino), pacciamante (ortoflovivaismo), oltre agli svariati utilizzi in ambito tessile. Alcuni progetti di ricerca puntano a valorizzare la lana e la sua filiera attraverso un uso di questa risorsa ecologica e solidale.