L’allevamento ovino, con la filiera per la produzione di Agnello di Sardegna Igp, rappresenta una risorsa per l’accesso ad un cibo sano, frutto di filiere sostenibili sotto gli aspetti economici, sociali e ambientali. Lo sostiene il Consorzio di tutela dell’Agnello di Sardegna Igp (Contas) anche alla luce delle necessità emerse dalla grave crisi mondiale che stiamo vivendo con penuria e rincari nelle materie prime.
Il Contas ha partecipato dal 21 al 24 giugno alla ONE Conference 2022, un evento di quattro giorni che si è svolto a Bruxelles sia in presenza che online sviluppato in quattro percorsi tematici (ONE Life, ONE Planet, ONE Society e MANY Ways), ciascuno incentrato appunto su aspetti specifici della sicurezza alimentare. Nel gruppo di lavoro (incentrato sullo studio e l’approfondimento sui rischi alimentari derivanti dal riutilizzo dei cosiddetti scarti nella produzione di mangimi e foraggi) erano presenti anche Gianfranco Brambilla dell’Istituto Superiore di Sanità, Maria Cesarina Abete, dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, e referente per il Creea, Gianni Battacone, Maria Grazia Cappai  e Giuseppe Pulina del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari.
La sicurezza alimentare – è stata la sintesi della quattro giorni – dev’essere garantita anche dalla tracciabilità dei sottoprodotti utilizzati. “E in particolare è necessario – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzette – che le normative siano ampliate ai rischi per la sicurezza alimentare associati al riutilizzo di materiali biologici provenienti da processi”.
“È stata molto importante questa partecipazione – afferma il presidente del Contas Battista Cualbu -, sposa perfettamente l’obiettivo di miglioramento della filiera che tutela l’azione del nostro Consorzio. Si tratta di studi che necessariamente ci vedono protagonisti assieme alla Università, per l’importanza che il nostro settore riveste sia nella tutela ambientale che in un approccio di sostenibilità. Sono collaborazioni necessarie per approfondire aspetti del benessere animale, ma anche ambientali e gioco forza della sicurezza alimentare nel momento in cui la filiera si chiude. L’obiettivo rimane comunque uno: rafforzare quel sigillo di sicurezza e qualità alimentare per il consumatore finale e garantire il produttore” conclude Cualbu.
In questo il Consorzio per la produzione di Agnello di Sardegna Igp è impegnato nella definizione di eco-schemi richiesti dalla Politica Agricola Comunitaria che, partendo dal benessere animale, garantiscano la sostenibilità delle produzioni alimentari legate al territorio. Il rischio è quello di perdere produzioni alimentari legate socialmente ed economicamente al territorio, al paesaggio e al turismo,  in nome di un cibo decontestualizzato prodotto in laboratorio. In Europa si è infatti aperto da poco un impianto che produce proteine del latte da lieviti modificati.

Il consorzio dell’agnello di Sardegna Igp punta a rafforzare ancora di più la sua base, in una prospettiva di crescita economica che gli permetta di imporsi sulla concorrenza, sempre più agguerrita, e riunisca sotto un unico simbolo tutti gli allevatori della Sardegna. Per questo sta per partire una nuova campagna di adesione al sistema di certificazione Igp, rivolta a quel 30% di allevatori sardi che ancora non hanno aderito. “Il 70% degli allevatori sardi marcia unito sotto il simbolo dell’agnello igp di Sardegna – spiega il presidente del Contas Battista Cualbu – un segnale già forte, che ci permette di distinguerci rispetto alle produzioni concorrenti del resto del mondo, perché ci poniamo sul mercato con una presenza che piano piano stiamo conquistando. Ma questo non basta: bisogna che tutti gli allevatori sardi si identifichino in quel simbolo. Non è solo una questione di prezzo e di convenienza immediata, ma di lungo termine: occorre che tutti i consorziati abbiano consapevolezza che questo può garantire la sopravvivenza stessa della filiera”. La qualità e gli ottimi prodotti, uniti a una buona comunicazione e promozione, non bastano di fronte a concorrenti spietati, che stanno puntando sulla produzione di carne ovina sempre più richiesta a livello mondiale. “L’adesione al circuito certificato IGP da parte degli allevatori non si rivela difficile dal punto di vista tecnico – spiega invece il direttore del Contas Alessandro Mazzette entrando nei dettagli tecnici della iscrizione e sui vantaggi attuali derivanti dall’ottenere la certificazione – e neppure nel sostenimento dei costi di certificazione i quali vengono interamente rimborsati attraverso i fondi previsti nella Misura 3 del PSR – Sottomisura 3.1, che incentiva la nuova adesione di agricoltori ai regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Il sostegno viene erogato come sovvenzione concessa a titolo di incentivo per la prima partecipazione ai regimi di qualità, sotto forma di pagamento annuale, in base ai costi di certificazione realmente sostenuti ed in base ai giustificativi di spesa che attestano sia l’ammontare che la natura dei costi, per un periodo massimo di cinque anni. L’aiuto è concesso per un importo pari al 100% delle spese ammissibili sostenute.

Ricordiamo inoltre che per gli agnelli certificati IGP ogni anno è prevista una premialità di circa 6 Euro/capo attraverso la misura comunitaria del “Sostegno accoppiato”. Per le annate 2019 e 2020 per gli agnelli macellati a marzo e aprile si aggiungeranno ulteriori 9 Euro/capo percepiti attraverso il “Decreto Competitività”, istituito dal Governo Italiano per attenuare le perdite del settore agricolo a seguito dell’emergenza Corona virus.

Sul sito internet https://agnellodisardegnaigp.eu/come-iscriversi/ potete scaricare la documentazione richiesta per l’iscrizione. Gli uffici del Consorzio sono a vostra diposizione ai numeri 078570051 – 078570435 per qualsiasi informazione.